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Una “Spina” nell’occhio: il libro fotografico di Mario Spada che “manda lo spettatore fuori gioco”

Al Festival Trame il racconto di vent'anni di scatti senza filtri, tra i vicoli del delirio e la deriva del turismo di massa.

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di Carmen Critelli

 

«Le mie fotografie non devono accontentare chi le guarda, ma essere una spina nell'occhio. Deve dare fastidio». Con questa dichiarazione il fotografo Mario Spada ha aperto Senza filtri. Napoli 1996-2016, l'incontro moderato da Tiziana Faraoni, photo editor de L'Espresso, nell'ambito del Trame Festival. Un dialogo che ha ripercorso la genesi del suo volume che raccoglie vent'anni di fotografie e restituisce il ritratto di una Napoli complessa, contraddittoria e in continua trasformazione.

Un libro atteso per anni e nato dalla sedimentazione di reportage, lavori personali e commissioni giornalistiche. Come ha raccontato Faraoni, la sua pubblicazione è stata a lungo rimandata. «Erano anni che amici, fotografi e photo editor gli dicevano: "Mario, ma perché non fai un libro?". Lui rispondeva sempre: "Prima o poi lo farò"». Un'attesa lunga quanto il rapporto che lega Spada alla sua città. «È la stessa cosa di quando dice che prima o poi lascerà Napoli. Non la lascerà mai».

E Napoli, nelle parole e nelle fotografie di Spada, appare come un luogo di contraddizioni continue, incapace di offrire tregua. «Quando metti il piede fuori dal palazzo di casa tua, devi prima mettere la testa fuori e guardare a destra e a sinistra per capire se sta per succedere qualcosa». Una città «talmente complessa e incredibile da farti pensare un giorno che sia la peggiore del mondo e, il giorno dopo, l'unica in cui valga la pena vivere».

Il libro non nasce come un progetto unitario. Lavori per L'Espresso, con cui ha collaborato, si intrecciano a progetti personali, restituendo quello che lo stesso autore definisce un «delirio». Nelle fotografie infatti c'è tutto il «delirio che ho in testa», racconta. Un percorso fatto di estremi emotivi, con «punte altissime e bassissime» che lo coinvolgono nello scatto fotografico.

Il dialogo si è spostato sul cambiamento della città. Per Spada la trasformazione più radicale di Napoli non è arrivata dalla politica o dalle dinamiche sociali, ma dall'esplosione del turismo di massa. «Per il resto Napoli è sempre rimasta molto uguale a se stessa, con le particolarità di una città autentica. Più che europea, direi mediterranea, nordafricana».

Quell'autenticità, però, oggi appare minacciata. «Adesso non è più una città. È un parco divertimenti per il turismo di massa». Un turismo che, spesso consuma Napoli senza conoscerla davvero: «Molti vengono per mangiare la pizza, il babà e bere il caffè, magari senza sapere che a Napoli ci sono tre Caravaggio».

Le conseguenze di questo cambiamento sono evidenti nel tessuto urbano. Le botteghe storiche lasciano spazio a bar e pizzerie, mentre la gentrificazione spinge i residenti ai margini della città. «I napoletani si stanno spostando altrove e c'è una crescente ferocia nell'accalappiare il turista per vendergli qualsiasi cosa».

Se Spina racconta una Napoli che sta scomparendo, non lo fa per nostalgia. È piuttosto il tentativo di conservare la memoria di un'identità in trasformazione. «Questo libro è forse l'ultimo bagliore di una città autentica», afferma Spada.

Nel corso dell'incontro, Tiziana Faraoni ricordando la collaborazione con L'Espresso, sottolineando come la sua profonda conoscenza della città lo abbia reso un punto di riferimento per raccontarne gli aspetti più complessi. Ha citato, tra gli altri, un reportage sulle baby gang realizzato insieme al giornalista Emiliano Fittipaldi.

«Emiliano mi disse: "Negli anni Mario è riuscito ad arrivare dove io non riuscivo ad arrivare"». Non era soltanto una questione di esperienza, ma di appartenenza a un linguaggio e a un contesto sociale. «Mario parla un'altra lingua, quella dei quartieri», ha spiegato Faraoni, ricordando come il fotografo fosse in grado di muoversi tra realtà diverse, dalla borghesia ai vicoli popolari, costruendo un racconto di Napoli che ne restituisce la complessità senza frammentarla.

È forse questa la chiave di lettura di Spina: non un semplice libro fotografico sulla città, ma il racconto di una relazione lunga vent'anni tra un autore e il luogo che continua a ferirlo e ad attrarlo. Una relazione che, proprio come la «spina nell'occhio» evocata da Spada, non lascia indifferenti e costringe chi guarda a rimanere infastidito.

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