di Martina Giacomel
Nell’ambito del Trame Festival, il giornalista Toni Mira ha presentato il suo libro Vi auguro di essere eretici. Don Luigi Ciotti, una vita in cammino, dialogando con mons. Serafino Parisi, vescovo di Lamezia Terme. Un confronto che ha offerto l’occasione per ripercorrere la vicenda umana, civile e spirituale del fondatore del Gruppo Abele e di Libera, attraverso lo sguardo di chi ne ha seguito da vicino il percorso.
Tra gli aneddoti richiamati da Toni Mira, anche la diffidenza iniziale di don Ciotti verso l’idea stessa di una biografia. “Io sono un noi”, ama ripetere il sacerdote torinese, convinto che nessuna storia possa essere raccontata come il percorso di un uomo solo. Per questo il libro non costruisce il ritratto di una figura solitaria, ma una trama di relazioni, incontri e percorsi condivisi. Una vita che si comprende soltanto attraverso le persone che l’hanno accompagnata e le comunità che ha contribuito a costruire. Non una biografia tradizionale, dunque, ma il racconto di un’esperienza collettiva che attraversa decenni di impegno sociale e civile.
Il titolo del libro richiama una parola insolita, soprattutto se associata a un sacerdote. Eppure, come spiega l’autore e amico di Ciotti, l’idea di “eresia” è lontana da ogni forma di ribellione fine a sé stessa. Quando gli viene attribuita questa definizione, il fondatore di Libera risponde indicando i suoi punti cardinali: il Vangelo e la Costituzione. Due riferimenti che orientano da sempre il suo impegno e che spiegano la sua attenzione agli ultimi, la lotta contro le mafie e la difesa della dignità delle persone. Se c’è un’eresia, sembra suggerire il libro, è quella di prendere sul serio fino in fondo i principi che si professano, senza arretrare davanti alle loro conseguenze.
Un impegno che, nel tempo, ha preso forma in quella che entrambi i relatori hanno definito “le concretezze delle risposte”: non solo denuncia, ma trasformazione dei principi in azioni. Dalle battaglie per cambiare la legislazione, alla nascita di centri e case per chi vive situazioni di fragilità, fino al riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, sottratti all’abbandono e restituiti alla collettività. Un insieme di esempi richiamati nel corso della presentazione che restituiscono con chiarezza il senso di un percorso in cui l’impegno civile si misura sempre con la sua capacità di diventare pratica concreta.

