di Anna Pagliaro e Serena Savatteri
Durante la quarta giornata della quindicesima edizione di Trame, Festival dei libri sulle mafie, si è tenuto, nel Chiostro San Domenico, l’incontro tra i giornalisti Gaetano Savatteri e Antonio D’Orrico.
La tematica principale dell’incontro è ruotata attorno ad un attento excursus sul genere del giallo e sulla sua evoluzione nel panorama letterario italiano. «Inizialmente, il giallo italiano era un genere “ferroviario” e di scarsissimo appeal – ha affermato D’Orrico. Ora tutte le regioni hanno il rispettivo giallista».
In Italia, infatti, è stato Andrea Camilleri a portare un gran rinnovamento nel genere, dimostrando che è effettivamente possibile unire le tematiche cupe, caratterizzanti dei gialli, a delle ambientazioni soleggiate tipiche del nostro paese. Come è risaputo, “mafia-crimini alla luce del sole” è un binomio, purtroppo, molto familiare alla nostra nazione. Le problematiche giudiziarie italiane negli anni ’60 si riflettono molto nelle trame dei romanzi gialli: Il Giorno della Civetta di Leonardo Sciascia ne è la prova, in quanto rappresenta il fallimento della giustizia, impotente di fronte al clima omertoso causato dalla mafia.
Nonostante il pregiudizio ancora presente nei confronti del genere, il giallo, in mezzo secolo, ha toccato argomenti molto complessi e importanti, che spesso vengono omessi nelle opere appartenenti ad altri generi letterari. Nei gialli contemporanei, inoltre, è presente uno sguardo all’attualità simile a quello dei grandi e antichi scrittori di costume, con una descrizione accurata dei «tabù e delle manie della società».
La frase con cui ha concluso D’Orrico è, infine, emblematica: «Attraverso questi romanzi, si può capire l’Italia».

