di Giusy MariaKarol Matarazzo e Giulia Pasqualina Vesci
La democrazia non è un concetto astratto e lontano da studiare sui libri, ma un fil rouge che unisce la nostra vita quotidiana a un passato lontano migliaia di anni. È questo il senso profondo di “Vedere La Democrazia. L’eredità dell’antico tra testimonianze classiche e creazioni contemporanee”, la mostra temporanea inaugurata oggi, martedì 16 giugno alle 17.30, in concomitanza con l’apertura della 15esima edizione di Trame, il Festival dei libri sulle mafie. L’evento, ospitato nelle sale del Museo Archeologico Lametino e nel Chiostro di San Domenico, fa parte della sezione permanente “Trame per il Patrimonio”. Il tutto nasce da un'importante collaborazione tra il Museo della Direzione regionale Musei nazionali della Calabria e la Fondazione Trame ETS.
Sotto la direzione scientifica di Simona Bruni, grazie al contributo di Stefania Mancuso (l’archeologa che guidò lo scavo nel 2016) e il coordinamento di Cristina Porcelli, la mostra vuole mandare un messaggio forte: i beni culturali non sono antichi oggetti da ossequiare da lontano, ma vivi strumenti necessari per parlare di legalità e unire le persone. L'obiettivo è trasformare il museo in una vera agorà, un punto di unione e di confronto per tutta la società dove il passato diventa maestro per comprendere le dinamiche del presente e manforte per una società più consapevole.
Al centro di tutto vi è un oggetto tanto piccolo quanto potente: la tessera elettorale di Anthropiskos, un cittadino che viveva nell’antica città di Terina. Trovata nel 2016 a Sant’Eufemia Vetere (Lamezia Terme), è una minuscola sfera di bronzo di appena 1,4 centimetri di diametro. Eppure, millenni fa, quella pallina serviva per sorteggiare chi avrebbe dovuto ricoprire le cariche pubbliche. Nella sua semplicità, questa tessera è la prova tangibile che il diritto di partecipare e di contare qualcosa esisteva già tantissimo tempo fa. Oggi parla direttamente alle nuove generazioni, ricordando a tutti che l'unico modo per sconfiggere l'oppressione e l'illegalità è esserci e partecipare in prima persona.
Prima di essere mostrata al pubblico, la sfera è stata studiata nei minimi dettagli dalla professoressa Giovanna De Sensi Sestito, per essere sicuri di raccontarne la storia con assoluto rigore.
Da questo reperto antico, la mostra fa un salto nel presente ed entra nel Chiostro di San Domenico con l'installazione “Alfabeto Civico”, curata dall’artista Massimo Sirelli. Sirelli ha reinterpretato l'oggetto antico usando un linguaggio pop, colorato e immediato: un diorama pieno di pittogrammi e grandi stendardi appesi alle finestre del chiostro. Questo incontro, tra archeologia e arte contemporanea, serve proprio a rendere la storia più vicina, comprensibile ed emozionante per tutti.
Il progetto usa anche la tecnologia per farsi capire meglio: grazie al partner tecnologico IPEC di Andrea Perrotta, l'allestimento si arricchisce di video, digital storytelling e realtà aumentata, diventando interattivo, accessibile e multilingue. All'inaugurazione di questo pomeriggio hanno partecipato molte delle persone che hanno reso possibile tutto questo, tra cui Fabrizio Sudano, Simona Bruni, Stefania Mancuso, Massimo Sirelli, Andrea Perrotta e Francesco Cefalà della Fondazione Trame.
In un anno importante come questo, in cui si ricordano gli 80 anni dal referendum che portò alla nascita della Repubblica Italiana (2 giugno 1946), la mostra crea un ponte ideale tra i sistemi di voto della Magna Grecia, le scelte del secondo dopoguerra e i ragazzi che, oggi, si impegnano nella cittadinanza attiva. Questo legame si sposa perfettamente con il tema del festival, “Terra e Libertà”, ricordando che la partecipazione è la prima vera forma di resistenza contro le mafie.
La mostra rimarrà aperta e visitabile gratuitamente per tutta la durata del festival, offrendo anche aperture serali: un'occasione perfetta per fermarsi a riflettere, insieme, su cosa significhi davvero essere cittadini liberi.

