Durante la prima giornata di Trame, festival dei libri sulle mafie, il professore dell’Accademia della Crusca, Michele Cortelazzo, ha tenuto una Lectio sul linguaggio. Al centro dell’evento, in collaborazione con Fondazione Treccani Cultura, le parole conosciute quando si parla di episodi di mafia e la struttura del linguaggio mafioso. Alcune parole, come “Piovra”, “Padrino” e “Gomorra”, sono diventate note grazie alla cultura pop dei film e delle serie tv. Le fonti a cui attinge la tesi del professore sul linguaggio dell’organico mafioso sono principalmente gli atti dei processi, tramite i quali si può capire la radice ideologica della scelta delle parole i cui punti di forza sono le forme dialettali dell’italiano su base regionale. Un esempio pratico è Salvatore Contorno, storico collaboratore di giustizia noto anche come “Totuccio”, che decise di testimoniare solo in dialetto stretto, una scelta che serve a rimarcare l’appartenenza al mondo mafioso.
Quando si parla, affermare di non sapere la lingua italiana ma solo il dialetto è dimostrazione di scelta ideologica e non stilistica. È anche ironico come il linguaggio mafioso sia basato sull’omertà e quindi sul silenzio, mentre è nella realtà linguistica che si trovano le sue fondamenta nelle radici culturali delle regioni in cui prosperano.
La linguistica per tutti
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16 giugno 2026
La linguistica per tutti
Michele Cortelazzo ha tenuto una Lectio Magistralis sul linguaggio
di Redazione Trame
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