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Non è mai troppo tardi: un' Ultima speranza” per le periferie di Napoli

Dal dialetto stretto alle valvole di sfogo della cultura: storie di adolescenti che hanno detto no alle promesse dei clan per riprendersi il futuro attraverso il teatro, la scrittura e la danza.

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di Ludovica Di Rende e Sabrina Muraca

 

Nel corso della quinta giornata di Trame Festival, Assunta Sautto, vicepresidente dell’associazione “I ragazzi di via D’Amelio”, ha presentato il suo primo libro “Ultima Speranza, sogni e resistenza nelle periferie di Napoli”, un vero e proprio reportage che affronta la complessa realtà sociale napoletana, focalizzandosi sui giovani che sono riusciti ad allontanarsi dal mondo della criminalità. La scrittrice ci fa entrare nel percorso di rinascita di 14 ragazzi e delle figure, come insegnanti, sacerdoti e assistenti sociali, che hanno contribuito a tutto questo. Purtroppo, le istituzioni sembrano quasi assenti nel prendere parte al cambiamento, abbandonando in molti casi le associazioni locali che si occupano in prima persona del fenomeno. 
Ciò che l’autrice fa notare da subito è un pattern che si ripete nei ragazzi che prendono la strada della Camorra: l’isolamento e il fatto che non sempre le famiglie sono la causa della loro scelta. Quartieri come Ponticelli e San Giovanni costituiscono il cuore di queste difficili vicende, dal momento che rappresentano il centro attivo delle attività criminali e in cui i capi manipolano le menti degli adolescenti, promettendogli un “welfare parallelo”, come lo definisce l’autrice, ossia la protezione che non gli verrebbe offerta, per esempio, dalle istituzioni.
Un aspetto fondamentale che rende ancora più difficile la possibilità di realizzarsi risiede nella mentalità, spesso chiusa e retrograda, ma anche nella lingua.
Un esempio è che in contesti come quello delle periferie di Napoli, le ragazze spesso non hanno aspirazioni personali; ciò è dovuto a un pensiero ancora rinchiuso nel sistema patriarcale, in cui l’unico compito della donna è quello di sposarsi e procreare il prima possibile.
L’altro grande ostacolo è la lingua, che blocca completamente ogni possibilità di riscatto sociale, infatti la stragrande maggioranza degli adolescenti non conosce per nulla la lingua italiana, esprimendosi esclusivamente in dialetto napoletano molto stretto.
I ragazzi trovano spesso la loro salvezza nell’arte: il teatro, la scrittura, la danza, il canto sono diventate le valvole di sfogo che li hanno portati a distaccarsi dall’isolamento e a comprendere che c’è sempre una seconda possibilità per un futuro migliore. Richiamando il titolo del libro, “Ultima Speranza”, l’autrice prospetta l’idea di vedere l’opportunità di miglioramento con positività e speranza verso il futuro.
 

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