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La strage e il miracolo. Com’è l’Italia di oggi, se si fosse compiuta la strage del 23 gennaio 1994

Antonio Padellaro ne parla con Angela Iantosca, a Trame 11 ripercorrendo i momenti della mancata strage

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“Io credo che la nostra capacità deve essere quella di legare il passato al presente e forse anche al futuro, perché c’è un legame molto stretto tra quello che viene raccontato in questo libro e le vicende che in qualche modo ci prepariamo ad affrontare”.

Antonio Padellaro apre così il suo incontro a Trame Festival, sul palco insieme ad Angela Iantosca, arrivando subito al cuore del ragionamento che si cela dietro al racconto di quella che apparentemente, essendo una strage mai compiuta, potrebbe essere uno di quei fatti di cronaca, ormai Storia, senza troppa importanza.

Eppure, la mancata strage dell’Olimpico coincide con la vigilia della discesa in campo di Silvio Berlusconi. In quegli anni il bipolarismo internazionale, che si era alimentato negli anni della Guerra Fredda, era ormai giunto alla fine, determinando un vuoto all’interno del sistema di potere che aveva fatto da collante durante la Prima Repubblica. “Vuoto che sarà subito riempito da Berlusconi”, spiega Padellaro, “ma che poi darà vita a tutta una serie di movimenti, come tra l’altro la crescita impetuosa del Movimento 5 Stelle e la protesta di una parte cospicua del paese”.

“Oggi”, continua poi la riflessione del giornalista, “assistiamo sgomenti ad un ritorno di un bipolarismo internazionale conflittuale. Abbiamo una guerra, di cui in questo periodo ci occupiamo di meno, ma che continua ad agire”. Qui ritorna, per Antonio Padellaro, la necessità di saper leggere e collegare i fatti, la storia e le dinamiche di potere, all’interno delle quali si insinuano anche i poteri criminali.

All’interno del libro si intrecciano così fatti e punti di vista diversi: quello di chi era allo stadio quel giorno, quello degli autori del fallito attentato, della partita che si stava giocando in contemporanea a Milano e dei fratelli Graviano, che sarebbero stati arrestati, proprio nella città lombarda, qualche giorno dopo.

“Con l’arresto dei fratelli Graviano” continua Padellaro, “la fase stragista di Cosa Nostra termina e comincia una nuova fase in cui la mafia si immerge nel nuovo, facendo perdere le sue tracce per rispuntare magari in qualche fondo fiduciario, in qualche azienda strategica, in qualche grosso network della droga. Siamo entrati in una fase diversa. La mafia non ha perso la sua pericolosità, ma ha cambiato pelle.”

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