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L'arte restituita dalle mafie al bene comune

Arte e legalità: la mostra "Visioni Civiche" a Trame Festival

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di Martina Nisticò, Serena Savatteri, Gilberto Villella

 

La mostra “Visioni Civiche – L’arte restituita. Dalle opere confiscate alle mafie al bene comune” ha aperto la tredicesima edizione del Festival dei libri sulle mafie “Trame”. Presentata per la prima volta dalla Fondazione Trame e dall’Associazione MetaMorfosi, in collaborazione con la Fondazione CDP (Cassa Depositi e Prestiti) e curata dal professor Lorenzo Canova, il progetto ambisce ad esporre collezioni di opere d’arte confiscate al boss Gioacchino Campolo e al finanziere Gennaro Mokbel, quest’ultimo vicino alla banda della Magliana. Tra le quarantaquattro opere in mostra, dal 18 giugno al 28 luglio, presso il Museo Archeologico Lametino, con sede nel Complesso Monumentale di San Domenico di Lamezia Terme, spiccano i nomi di artisti come Giorgio De Chirico, Antonio Ligabue, Cesare Berlingeri, Marco Lodola e molti altri. Durante l’inaugurazione tenutasi nella giornata di ieri, erano presenti diverse istituzioni locali e nazionali che hanno voluto spiegare l’importanza dell’arte nell’impegno della lotta contro le mafie e la criminalità organizzata ed il suo ruolo nella vita dei criminali.  
“I motivi per cui un mafioso è attratto dall’arte sono molteplici: l’arte è un ottimo strumento di riciclaggio internazionale, anche se ci sono stati casi di mafiosi con passioni culturali – spiega Canova. Ci sono, poi, casi di prestigio e dello status sociale. Si tratta, quindi, di questioni che si accumulano e che non fanno sì che sia un fatto così insolito. L’interesse dei mafiosi per le opere d’arte deriva quindi da questioni di narcisismo e deliri di onnipotenza”. Tra gli elementi artistici confiscati alla criminalità organizzata è presente anche un falso. Questo fa pensare al fatto che persino un esponente della mafia sia “vittima” di truffa. “I mafiosi vengono raggirati molto facilmente, perché non si tratta di persone molto colte – continua - Credo che accada perché non si ha un elemento base di conoscenza dell’arte e si pretende il grande nome a tutti i costi.”
Tra i presenti alla mostra Pietro Folena, presidente dell’associazione MetaMorfosi che si occupa, fin dalla sua nascita nel 2009, di promuovere mostre classiche e contemporanee con vocazione civica. “L’esposizione presso il Museo Archeologico di Lamezia Terme rappresenta una tappa importante del cammino, grazie ad una splendida e coraggiosa esperienza che è quella del Trame Festival” – racconta. “Questa mostra, che ci auguriamo possa essere cornata da un grande successo, è destinata ad aprire una nuova stagione che metta al centro l’arte e la cultura per contrastare la criminalità e l’illegalità”. 
In rappresentanza del Ministero dell’Interno, la sottosegretaria Wanda Ferro la quale ha dichiarato come “i beni culturali e artistici rappresentano le fondamenta della nostra identità, sono testimonianza perenne delle nostre radici, delle nostre tradizioni, della nostra cultura. Sono custodi della nostra memoria collettiva e dei nostri valori”. L’impegno culturale testimonia infatti, la vita di coloro che hanno combattuto la criminalità e l’hanno subita. È necessario porre attenzione alla Calabria in questa fase: “Le battaglie non devono essere basate solo sulla repressione, ma ci deve essere una vera e propria rivoluzione culturale. Questo percorso non dovrà essere interrotto ma dovrà essere accompagnato con azioni quotidiane”.
Un progetto che non nasce come tradizionale ma di restituzione di queste opere alla collettività, rendendole un veicolo che possa trainare verso la legalità, passando anche attraverso la cultura. In questo modo il cittadino potrà arricchirsi intellettualmente poiché l’arte è di tutti. 

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