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"La notte dell’antimafia": La corruzione nell'ombra

Lucio Luca ha presentato il libro durante Trame 13

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di Nicholas Miriello e Antonio Mercuri

 

Durante la quarta giornata di Trame 13 si è svolta la presentazione del libro “La notte dell’antimafia”, edito dalla Compagnia Aliberti, del giornalista di Repubblica, Lucio Luca, discutendone col collega Enrico Bellavia.
Bellavia, prefatore del libro, ha dato inizio all’incontro descrivendo quest’ultimo come «un libro necessario, coraggioso, e unico. Racconta una storia che non è mai stata approfondita così organicamente data la difficoltà di lavare i panni sporchi dell’antimafia e stendere un velo pietoso sulle obiezioni».
Protagonista di questa inedita opera è Silvana Savuto, soprannominata la “zarina”, figura di spicco tra le più autorevoli della città di Palermo, presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale e figura imprescindibile nella lotta contro la mafia. La suddetta ha però una particolare e non proprio virtuosa abilità, servendosi di avvocati, contabili e commercialisti, ovvero quella di sgomberare le aziende sequestrate alla criminalità, provocarne il fallimento ed incassare così laute cifre. L’altro protagonista è il figlio di un ricco viticoltore, proprietario di una prestigiosa cantina, ingiustamente accusato di essere un mafioso nonché amico di boss del calibro di Bernardo Provenzano, Madonia e Lo Piccolo. Quest’ultimo è solo uno dei tanti imprenditori vittime di queste personalità degeneri il cui intento è quello di arrogarsi ogni bene. Il maggiore scandalo dell’antimafia, un vaso di pandora scoperchiato, grazie a qualche giornalista scomodo, per una battaglia che non può ancora dirsi vinta. Uno stigma di cui la società, quella siciliana, riesce a stento a liberarsi così come a trarre una lezione dai propri errori.
Il capo redattore de L’Espresso ha domandato a Luca il perché avesse scelto proprio questa storia per il suo libro, esprimendo il suo forte interesse per quest’ultima e concentrandosi sulla figura di Savuto.
«L’ho scritto perché ho cominciato a seguire la storia da lettore dal 2014, da quando un coraggioso prefetto aveva lanciato un allarme dove esprimeva la forte preoccupazione riguardo un’organizzazione criminale, che si avvaleva di autorità le quali volevano prendere tutto ciò che potevano da aziende e attività varie, portandole al fallimento».
Maestra in quest’arte fu proprio Silvana Savuto che, dopo la sua lauta aspirazione alla lotta antimafia, «subisce una metamorfosi» – dice Luca, approfondendo la sua immagine - «Savuto cresce nel pull antimafia, i suoi maestri sono stati Falcone e Borsellino, ha dato ergastoli a Rina con una violenza verbale inaudita, fino a un certo momento lei è di fatto una paladina antimafia, anche se, ai giorni d’oggi, i giornalisti creano ne molti, coloro che gli fa comodo mitizzare. Lo scandalo su Savuto nasce dall’inchiesta di una concessionaria, dove l’amministratore giudiziario pretendeva un pizzo di 100 euro per ogni macchina venduta. Due dipendenti lamentarono ciò alle forze dell’ordine ed è qui che venne fuori un mondo squallido ma estremamente divertente; se non fosse che il tutto sia incredibilmente serio».
Un’eroina dell’antimafia che arrivò a farne parte, contribuendo al fallimento delle attività per incassare somme e riempirsi le tasche di soldi sporchi, proprio quelli che fino a pochi anni fa teneva a bonificare. Somme di denaro che Savuto impiegava in attività di grande necessità, su questo, aggiunge Luca: «In un’intercettazione la giudice esprimeva la consapevolezza che spendere 15.000 euro al mese era forse dispendioso, specialmente per l’acquisto settimanale di borse Gucci con denaro ricavato da azioni mafiose».
La storia di Savuto raccontata nel libro in maniera «scorrevole e intrigante» – dice Bellavia, termina col processo della giudice, durante il quale quest’ultima espose i nominativi di coloro che avevano in realtà goduto delle sue attività mafiose mirate all’incasso essendo al corrente di ciò sin dall’inizio.
Una storia dove la giustizia ha trionfato e, alla fine, Savuto, commenta l’autore: «Venne radiata perché, come confermato da molti, non ci fu un giorno dove non commise illegalità». 
Chiuso il caso palermitano, non svanisce certo la questione della mafia si infiltra nell’amministrazione pubblica. «Savuto non era il problema, dal 2014 ad oggi c’è stato un incremento del 97% di corruzione mafiosa in attività aziendali». Sottolineando la forte piaga che si irradia nella vita di ogni giorno, la cassa è solo un covo provvisorio dei soldi che spendiamo, la loro meta effettiva rimarrà, forse sempre, sconosciuta. 

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