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Trame12.Quando la ‘ndrangheta sconfisse lo Stato

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di Giulia Nisticò, Giovanna Maria Ruberto

 

Il secondo incontro della quinta giornata del Festival Trame vede la partecipazione dello scrittore Antonio Cannone e del figlio del sovrintendente Salvatore Aversa, Walter Aversa con la mediazione del giornalista Arcangelo Badolati. Salvatore Aversa, sovrintendente della Polizia di Stato, fu tragicamente ucciso insieme a sua moglie, l’insegnante Lucia Precenzano, durante una quotidiana uscita per le strade della loro amata città di Lamezia Terme il 4 Gennaio 1992. 

Nel corso dell’evento più volte viene ripreso il concetto di simbolismo mafioso e di come la criminalità spesso ricorra a subdoli messaggi subliminali per colpire anche nell’animo.Un esempio è sicuramente il tipo dell’arma con cui la coppia fu uccisa, una pistola sottratta ad un poliziotto, così da amplificare l’umiliazione di essere uccisi con le stesse armi del corpo di polizia.

Un’altra azione compiuta contro Aversa, anche dopo la sua morte, è stata quella di bruciare le tombe in cui i coniugi sono stati sepolti, nella notte della festa del papà, questo perché, come ha sottolineato Badolati “Aversa faceva paura anche da morto”. Durante l’incontro, il figlio Walter crea un amorevole ritratto ormai sbiadito nel tempo dei suoi genitori: “Mio padre combatteva a mani nude, aveva una repulsione per certi personaggi. Lui era sempre dalla parte dei colpiti, dei più deboli, aveva la vocazione di essere al servizio dei cittadini…mia madre era una educatrice, una donna mite, educata.” La loro crudele fine è stata decretata dalla volontà della ‘ndrangheta di oscurare le scoperte che Salvatore Aversa stava per portare alla luce riguardo l’omicidio dei due netturbini Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte il 24 maggio del 1991. Due innocenti, uccisi senza ragione per mano delle cosche mafiose. Come dice Walter stesso, l’omicidio dei genitori si è svolto “come un film di cui la prima puntata è registrata da Rosetta Cerminara e la seconda da Salvatore Chirico e Stefano Speciale”. Il triste protagonista rimane Salvatore Aversa che come afferma il figlio “era un poliziotto con il fiuto, come quelli che si vedono nei film”, ma fin troppo scomodo per alcuni. 

Rosetta Cerminara fu la prima a proporsi come testimone di giustizia nel processo per l’assassinio dei coniugi Aversa, testimonianza smentita poiché in seguito si fecero avanti i veri killer, Chirico e Speciale che erano stati assoldati dal boss lametino Francesco Giampà, detto “Il professore”. Secondo il presunto killer, Rosetta Cerminara all’ora del delitto era dal parrucchiere, per cui sembrerebbe remota la possibilità che sia stata testimone oculare del delitto. 

L'incontro si conclude con la sollecitazione del giornalista Arcangelo Badolati circa le dichiarazioni di Rosetta Cerminara. Walter Aversa avrebbe la volontà di sapere cosa la Cerminara ha realmente visto e di dire la verità, per chiedere scusa, non a lui ma a questa città. 

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