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Povertà educativa, disuguaglianze e criminalità minorile

A Trame.15 il viaggio di Antonella Inverno dentro le mura del disagio giovanile

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di Carmen Critelli

 

Ancora oggi il Festival Trame dedica spazio a uno dei temi più urgenti e meno raccontati del Paese: la condizione degli adolescenti coinvolti nei circuiti della criminalità. Un fenomeno che, come dimostrano i dati sulla povertà e sulle disuguaglianze, affonda le proprie radici in problemi strutturali e storici del Mezzogiorno.
A portare al centro del dibattito questa riflessione è stata Antonella Inverno, giurista specializzata nella tutela internazionale dei diritti umani, dell'infanzia e dell'adolescenza, intervenuta per presentare il suo libro Dentro le mura. Viaggio intorno agli adolescenti di oggi tra disagio, carcere e dissenso, edito da Treccani. A moderare l'incontro è stato Tommaso Panza, vincitore della dodicesima edizione del Premio Morrione.
Il libro nasce da una constatazione semplice quanto significativa: dei minori detenuti si parla pochissimo. «Mi sono resa conto che non ne scrive quasi nessuno», ha spiegato Inverno, raccontando come l'idea del volume sia nata durante un lavoro di aggiornamento per l'Enciclopedia Treccani dedicato proprio ai minori in carcere. Da lì è iniziato un viaggio attraverso istituti penali minorili, comunità e uffici di servizio sociale sparsi in tutta Italia.
L'autrice ha incontrato magistrati, educatori, operatori della giustizia minorile, ma soprattutto ragazze e ragazzi che hanno commesso reati. Un approccio che ha scelto di privilegiare l'ascolto rispetto all'interpretazione. «Non volevo fare un racconto delle storie che avevo sentito o riportare dei virgolettati che confermassero le mie ipotesi, ma dare voce ai ragazzi e alle ragazze», ha spiegato. Per questo nel libro trovano spazio sei testimonianze riportate quasi integralmente, capaci di restituire la complessità delle loro esperienze.
Le storie raccolte mostrano come il carcere sia spesso solo l'ultima delle mura che questi adolescenti si trovano a vivere. Molti provengono infatti da contesti segnati da povertà materiale, marginalità sociale e mancanza di opportunità educative. «In carcere ci sono gli ultimi degli ultimi», ha ricordato Inverno, sottolineando come spesso a finire detenuti siano ragazzi privi delle risorse economiche e familiari necessarie per accedere a misure alternative.
I numeri contribuiscono a ridimensionare alcune narrazioni mediatiche. Al 31 dicembre 2025 i minori e giovani adulti detenuti per reati commessi da minorenni erano 568. «Non siamo di fronte a un'emergenza», ha precisato Inverno, «ma a una trasformazione qualitativa dei reati». Gli operatori intervistati descrivono infatti una rabbia che trova sempre più spesso espressione nella violenza gratuita, non necessariamente finalizzata all'ottenimento di un vantaggio materiale. Un cambiamento che molti collegano agli effetti dell'isolamento vissuto durante la pandemia e alle fragilità psicologiche che ne sono derivate.
Un dato preoccupante riguarda proprio il coinvolgimento dei minori nei reati di stampo mafioso. Dopo anni di diminuzione, nel 2024 e nel primo semestre del 2025 sono aumentati sia i reati associativi legati alle organizzazioni criminali sia gli omicidi e i tentati omicidi riconducibili a questo contesto.
 

 

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