News


Il villaggio della speranza: la bellezza contro la ‘ndrangheta

Condividi:

di Maria Elena Saporito e Lydia Masala

“Il villaggio della speranza: la bellezza contro la ‘ndrangheta” è l’incontro di Trame.Festival dedicato alla presentazione dell’appello “Salviamo dall’abbandono e dal degrado una perla della costa tirrenica calabrese”. L’appello, lanciato dall’Associazione Pietro Porcinai APS onlus, promuove la conoscenza, tutela e valorizzazione delle opere del grande paesaggista fiorentino. Mara Filippi Morrione e Ilaria Rossi Doria, architette paesaggiste, consigliere dell’associazione, esponenti del gruppo di lavoro Per Nicotera, ne discutono con Nuccio Iovene, già membro della commissione parlamentare antimafia.
La storia del “villaggio della speranza” inizia cinquant’anni fa: nel 1971 a Marina di Nicotera è inaugurato un villaggio di eccellenza in una delle perle naturalistiche della Calabria, la cosiddetta Costa degli Dei. Si tratta del complesso turistico “Gioia del Tirreno”. Progettato dal ventiseienne architetto Pierfilippo Cidonio, e dall’illustre paesaggista Pietro Porcinai, il villaggio turistico non si considera come un monolite autosufficiente ma totalmente integrato con la cornice ambientale e il contesto sociale che lo ospita. L’opera è molto moderna per i suoi tempi, con una lunga spina da cui si innestano percorsi pedonali che giungono agli alloggi e poi al mare. In questa struttura di quindici ettari Porcinai si propone di “restaurare la natura” recuperando la fisionomia naturale del territorio deturpata dagli interventi delle ruspe durante la seconda guerra mondiale. Si tratta di un “paesaggio-parco”: lo scopo è aggredire l’architettura brutalista reinserendo il rigoglio della macchia mediterranea. Il villaggio è un progetto innovativo dal punto di vista architettonico, futuristico ed unico nel suo genere dove il verde, puntigliosamente inserito, aggredisce l’architettura preesistente. 
Inizialmente il complesso riscuote grande successo, prima con Club Méditerranée e poi acquisito da Valtur: quasi centomila presenze annue, aumento degli indotti derivanti dal turismo e non da ultimo un impatto prezioso sul mercato del lavoro, dando lavoro a circa cinquecentocinquanta persone, la maggior parte provenienti dalla zona. Il 2011 è l’anno nero del complesso turistico: la chiusura e la decisione di vendere lo trasforma in proprietà “pubblico-privata”, lasciata ad un abbandono via via crescente. La proprietà appartiene da un lato al Comune di Nicotera che, denuncia l’Associazione Porcinai, non ha mai risposto agli appelli per il recupero e alle preoccupazioni della società civile, e da Prelios, società di gestione e servizi immobiliari. Filippi Morrione sostiene la necessità urgente di cambiare approccio dopo anni di incuria, di mancata manutenzione, di deterioramento di edifici e impianti dovuti al contesto marino in cui il complesso è situato. Oltre al decadimento strutturale, ad aggravare la situazione si denunciano anche le mire della ‘ndrangheta per appropriarsi dell’ex villaggio Valtur. Emerge da inchieste di testate giornalistiche e programmi televisivi, nonché dal processo Rinascita-Scott che porta alla luce l’intento criminale del clan Mancuso di Limbadi, i suoi legami con politica e istituzioni per lucrare sul bene.
L’Associazione Pietro Porcinai APS onlus si fa quindi portavoce di un appello che accende i riflettori su un bene non solo economico, ma soprattutto culturale e ambientale riconosciuto come patrimonio dei calabresi da valorizzare e difendere. Si tratta, come l’Associazione segnala, di “prendere piena consapevolezza dei pericoli che anche la vicenda ex Valtur segnala per la tutela di diritti costituzionali fondamentali: la difesa del patrimonio naturale e la piena libertà di goderne grazie a un sistema economico sano e sostenibile”. L’appello rappresenta un seme e si rivolge tanto alla popolazione, alla società civile, quanto alle istituzioni e ai partiti – il sindaco di Nicotera, il consiglio regionale e il Presidente che scaturirà dalle elezioni ormai imminenti. È indispensabile lo sforzo sinergico di tutti i coinvolti sul territorio calabrese per salvare dall’abbandono un bene di così grande rilievo. Filippi Morrione denuncia infatti l’omertà con la quale il gruppo dell’Associazione si è interfacciato, ribadendo la necessità di coinvolgere giovani, enti locali di volontariato e gruppi organizzati sul territorio, dal basso. 
Dice Filippi Morrione “abbiamo bisogno che se ne parli, non abbiamo nessun interesse diretto ma ci siamo sentiti dire troppe volte negli ultimi anni ‘non ne so nulla’, il nostro interesse è che se ne parli […] bisogna far sì che ora che si può far qualcosa qualcuno se ne occupi e si prenda l’impegno”.
Chiaramente, però, questo non basta. Rivolgono l’appello “a chi sa cosa fare e a chi sa con chi ha a che fare”. L’interrogativo finale è ai candidati alla presidenza della regione: chi e come si assumerà la responsabilità di salvare il meraviglioso progetto di Porcinai?
Intanto, per aderire all’appello e fare la nostra parte, scrivere all’indirizzo mail: info@associazioneporcinai.org