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Ombre sul mare: inchiesta tra abusi, silenzi e frontiere

La denuncia di Antonia Ferri e Arianna Egle Ventre sul lato oscuro della Guardia Costiera italiana e sulle politiche che trasformano il Mediterraneo in un confine di morte.

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di Gilberto Villella e Rachele Mazzei 


Nella giornata di ieri abbiamo avuto come ospiti Antonia Ferri e Arianna Egle Ventre, vincitrici del premio Morrione con l’inchiesta “Ombre sul Mare” realizzata con il supporto dell’associazione “Amici” di Roberto Morrione e dal supporto redazionale di Fanpage.it, da anni incubatore di nuove voci del giornalismo investigativo italiano.
L’inchiesta tratta degli abusi all’interno del corpo militare della Guardia Costiera e della salute mentale degli operatori tramite la figura del Luogotenente Giuseppe Conigliaro, morto suicida sulla nave Dattilo a causa del comportamento dispotico delle autorità. Inoltre le direzioni politiche, in particolare quelle dei governi europei come quello italiano, vanno verso la conquista delle coste piuttosto che occuparsi della salvaguardia delle vite dei migranti. “Ombre sul mare” indaga le ombre dietro le rotte migratorie, le responsabilità politiche e istruzionali e le dinamiche che trasformano il mare in una frontiera di morte. Questo, unito alla struttura gerarchica in cui si trovano, al nepotismo e agli abusi, crea un ambiente ostile e omertoso tale da generare una condizione di rinuncia del proprio lavoro o, ancor di più, di rinuncia della propria vita.
Si raccontano storie che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico: dalla violazione dei diritti umani ai respingimenti illegali, fino al ruolo ambiguo delle missioni di controllo delle frontiere.
Chi dovrebbe occuparsi di salvataggi viene mentalmente annichilito persino da chi dovrebbe sostenerli. Inoltre, chi dovrebbe salvare vite è impossibilitato a farlo e, addirittura, arriva a rinunciare alla propria.

Ombre sul mare non solo documenta, ma interpella spettatori, istituzioni e coscienze.
 

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