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La storia nera della banda Ludwig

A Trame Festival la presentazione del libro di Alessandra Coppola sulla banda neonazi Ludwig: un'analisi che lega i crimini di Furlan e Abel alla "storia grande" del terrorismo nero.

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Nella terza giornata del ricco programma del Trame Festival, il dialogo tra Alessandra Coppola e Giovanni Bianconi (entrambi giornalisti del Corriere della Sera) ha preso le mosse dall’ultimo libro della Coppola, “Il fuoco nero. Storia della banda neonazi Ludwig”. Una vicenda segnata, nel tempo, da una lettura spesso semplificata dei fatti, da indagini frettolose e da vittime rimaste ai margini del riconoscimento pubblico.
La storia è quella della banda Ludwig: tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, due giovani veronesi, Marco Furlan e Wolfgang Abel, mettono in atto una serie di omicidi e attentati contro bersagli scelti all’interno di un immaginario ideologico di stampo suprematista e neonazista: prostitute, frequentatori di discoteche, spettatori di cinema a luci rosse, persone tossicodipendenti. Una violenza che si esprime attraverso simboli e riferimenti al Terzo Reich, dalle svastiche all’aquila nazista, e che si traduce in episodi di particolare brutalità e in diverse vittime.
Nel dialogo, la ricostruzione dei fatti resta sullo sfondo, mentre prende forma una lettura della vicenda dentro il più ampio contesto del terrorismo nero italiano. Non un corpo estraneo, né un mero episodio di cronaca nera, ma una delle ultime propaggini di una cultura politica della violenza che attraversa la storia della destra eversiva nel nostro Paese. Sullo sfondo si riconosce quella che Bianconi definisce la “storia grande” della strategia della tensione, la stagione tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Ottanta segnata da stragi, attentati e violenza politica, in cui l’estrema destra eversiva ha spesso agito come manovalanza della violenza politica.
C’è poi un altro (nobile) filo che ha animato il lavoro di Alessandra Coppola: quello dei parenti delle vittime, nel tentativo di restituire loro ricordo e dignità. Nel caso Ludwig si è prodotta nel tempo una doppia rimozione: non solo della violenza, ma anche del modo in cui le vittime sono state ricordate, spesso associate a contesti sociali marginali e per questo rimaste a lungo ai margini della memoria pubblica.

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