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Povertà e disuguaglianza: le armi della mafia

I nuovi poveri e le mafie: la visione di Enzo Ciconte

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di Gilberto Villella

"Classi pericolose, una storia sociale della povertà dall'età moderna ad oggi"

Il libro racconta gli "invisibili", la classe più povera che finisce col diventare la manovalanza della criminalità organizzata.

“I poveri sono sempre stati criminalizzati”, sono figure che nel tempo si sono evolute e mutate insieme alla società, in particolar modo dall'ascesa della classe borghese.

“Non esiste però solo la realtà del povero delinquente ma anche quella del ricco delinquente. Ed il mafioso, infatti, diventa anche politico”, si osserva nel corso del dibattito moderato dalla giornalista Angela Caponnetto.

Oggi la politica non si preoccupa più delle persone appartenenti alle classi più povere, né si occupa di rappresentarle. Con la caduta di tutti i vecchi partiti, sono state poste le basi per la nascita di una società capitalistica che, colpita da una crisi economica devastante dal 2008, non se ne cura più.

Una condizione che si percepisce anche con il crescente astensionismo. Una percentuale sempre ridotta di cittadini esercita il proprio diritto al voto e in uno stato democratico la situazione è allarmante.

<Conviene quindi tenere le persone nell'ignoranza?> chiede la giornalista Angela Caponnetto

<Si conviene, così da averli come massa da manovra. Noi oggi assistiamo ad un problema: se un partito oggi con l'etichetta "di sinistra" non affronta questi temi non dovrebbe definirsi tale, si sottovaluta lo stato della democrazia, più che mai è messo in pericolo>.